Tre Manifesti a Ebbing, Missouri – Recensione

(Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

Mildred Hayes (Frances McDormand) è una madre divorziata che, diversi mesi dopo la morte di sua figlia Angela – bruciata viva dopo essere stata stuprata – decide di comprare tre cartelloni pubblicitari e vi fa affiggere tre frasi:

‘Stuprata mentre stava morendo’, ‘E ancora nessun arresto’, ‘Come mai, sceriffo Willoughby?’

Questo gesto avrà diverse ripercussioni per Mildred e il suo secondo figlio Robbie che si ritroveranno ad avere contro i loro stessi concittadini che decideranno, piuttosto, di supportare lo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson), membro stimato della comunità.

Bill capisce la rabbia provata da Mildred ma, al tempo stesso, con pochissime prove, senza alcun testimone e con un DNA che non corrisponde a quello di nessun abitante del luogo è convinto di aver fatto tutto quello che era possibile per scovare il colpevole.

Egli decide così di provare a far ragionare la donna fino a quando verrà coinvolto l’immaturo e violento vice-sceriffo Jason Dixon (Sam Rockwell) che peggiorerà la situazione portando Mildred ad iniziare una vera e propria battaglia.

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Scritto e diretto da Martin McDonagh, ha ricevuto innumerevoli candidature a diversi tipi di premio a livello internazionale. Vincitore di quattro Golden Globes*, due premi Oscars**, il premio per Miglior Sceneggiatura a Martin McDonagh alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e cinque BAFTA***.

Il film è composto da un susseguirsi di scene e vicende tragicomiche che non permettono di certo allo spettatore di annoiarsi.
Vi ritroverete, infatti, in un vortice di emozioni: in un primo momento vi starete commuovendo per la perdita di qualcuno, il momento dopo riderete per la goffaggine del vice-sceriffo Dixon che alterna sfaccettature infantili a scenate a sfondo razzista e in quello dopo ancora vi lascerete trasportare dalla rabbia nei confronti di coloro che non capiscono o, semplicemente, non vogliono capire la triste situazione di una donna che si è vista portare via la figlia in maniera violenta e non ha nessuno da incolpare tranne se stessa.

La cosa che ho amato di questo film è che non si perde nei ricordi.
Allo spettatore, infatti, viene mostrato il minimo indispensabile per capire lo stato d’animo della protagonista che usa il sarcasmo come risposta a chi le punta il dito contro lasciandosi andare, di tanto in tanto, a qualche breve attimo di sconforto e tristezza.
Una donna che, fino alla fine, non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno e non si abbatte d’animo decisa a portare a termine la sua battaglia nonostante mille ostacoli.

Trailer:

 

* Miglior attore non protagonista: Sam Rockwell
Miglior sceneggiatura: Martin McDonagh
Miglior film drammatico
Miglior attrice in un film drammatico: Frances McDormand

** Miglior attrice: Frances McDormand
Miglior attore non protagonista: Sam Rockwell

*** Miglior film
Miglior attrice: Frances McDormand
Miglior attore non protagonista: Sam Rockwell
Miglior sceneggiatura originale: Martin McDonagh
Miglior film britannico

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